Archivio per agosto, 2010

Milano, rivolta al Cie in via Corelli poliziotti feriti, in fuga un algerino

Posted in Uncategorized on 16/08/2010 by gattoselvaggio

Gli incidenti nella notte di Ferragosto. Aperta un’inchiesta su 18 ospiti del centro

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Un uomo di nazionalità algerina è scappato questa notte dal Cie (Centro di identificazione ed espulsione) in via Corelli a Milano nel corso di una rivolta che ha coinvolto in tutto 18 persone. Sei gli agenti del reparto mobile rimasti contusi nell’azione di contenimento e tre gli ospiti del centro trasportati in ospedale per contusioni agli arti inferiori.

I disordini sono cominciati intorno all’1.30 della notte, quando 18 persone, 17 delle quali nordafricane, sono salite sul tetto del Cie nel tentativo di fuggire. Nel corso della rivolta, tre reparti della struttura sono stati danneggiati. In frantumi i vetri delle finestre. Cinque in totale i nordafricani rimasti contusi nel corso dell’operazione di contenimento a opera degli agenti del reparto mobile della polizia, terminata intorno alle 2.15, tre dei quali trasportati in ospedale. Sempre per contusioni sono rimasti feriti anche sei poliziotti. Tutti e 18 gli ospiti sono stati denunciati per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.

L’ultima protesta risale a un meno di mese fa, lo scorso 18 luglio, quando una trentina di stranieri ospitati nel centro tentarono di fuggire e danneggiarono parti della struttura. Alla fine furono in tre, due marocchini e un tunisino, a guadagnare l’uscita e a dileguarsi.

La Repubblica

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Storie di quotidiana repressione

Posted in Uncategorized on 06/08/2010 by gattoselvaggio

Sono passati nove anni dalla morte di Carlo Giuliani, rimangono il suo ricordo e la stessa rabbia di allora. Proprio oggi, la sentenza della Corte d’appello a Catanzaro ha assolto le tredici persone accusate di associazione sovversiva in relazione agli incidenti del G8 di Genova e del global forum di Napoli del 2001. Ci sono voluti nove anni, per capire che il fatto non sussisteva e che gli unici colpevoli sono come sempre le forze dell'”ordine”.

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Il regime Berlusconi affronta la questione terremotati d’Abruzzo nel solo modo che gli è possibile fare: ribalta cioè la situazione creando i nuovi mostri, ossia i terremotati no-global che vanno giustamente picchiati e repressi. Alla manifestazione del 7 luglio a Roma, in cui i terremotati chiedevano un impegno serio nella ricostruzione, così come garanzie per i lavoratori e le lavoratrici che hanno perso il lavoro col sisma, le forze dell'”ordine” hanno caricato le oltre 5000 persone che volevano raggiungere piazza Colonna. Così si completa un quadro repressivo iniziato col silenzio sulla questione Abruzzo, un silenzio fatto di passerelle di politici e grandi della terra, oblio, ipocrisia.

Nonostante questo, il territorio abruzzese, tra mille difficoltà, ha saputo esprimere in questi mesi la ferrea volontà di non morire dando vita ad articolate e numerose forme di protesta e di proposta, dall’esperienza dei comitati cittadini al movimento delle carriole, alle sperimentazioni di progettazione partecipata alle assemblee cittadine all’interno del Presidio Permanente di Piazza Duomo. Questo nonostante una gestione dell’emergenza inedita in Italia che ha escluso in ogni modo la partecipazione delle persone dalla definizione del loro futuro imponendo scelte che hanno ridefinito il territorio, favorendo lo spopolamento, la speculazione edilizia e lasciando tutti i problemi irrisolti, primo fra tutti la ricostruzione della nostra città, dei borghi e di quella dei 59 comuni colpiti, mai iniziata. In più quello che qui si è costruito lo si è fatto in stato di emergenza ma in maniera definitiva e a proprio piacimento edilizio, inibendo – anche con dosi di assistenzialismo esagerate e concentrate – la ricostruzione sociale e culturale della comunità senza rispettare la sua autonomia e la capacità di autodeterminarsi dal basso.

Per primi gli abruzzesi hanno denunciato la trasformazione in atto della Protezione Civile che qui a L’Aquila, come in Campania per i rifiuti, ha sperimentato un modus operandi fatto di grandi appalti, grandi eventi e di scarsa o nessuna trasparenza, poi resa evidente dalle inchieste in corso. Occorre soprattutto ricordare però che grazie alla rete messa in piedi assieme ad altre realtà italiane sono state organizzate le mobilitazioni contro la trasformazione della città capoluogo in una Società per Azioni.I cittadini richiedono il diritto all’autodeterminazione mentre ricevono dalle istituzioni repressione e odio.

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E’ necessario però ribadire che in Italia la repressione non passa solo per le cariche. In questa In questa prima metà dell’anno i movimenti sociali sono stati infatti colpiti a più livelli, con provvedimenti volti alla limitazione della libertà personale di attiviste e attivisti.

Recentemente, a Perugia, tre persone sono state condannate a otto mesi e il pagamento di 16.000 euro, per non aver fatto niente. Ciò si inserisce in un quadro di criminalizzazione generale in cui i giovani (considerati spacciatori e tossici) vengono allontanati dal centro storico.

La schedatura di massa di oppositori politici e sociali non ha risparmiato la Sardegna, con l’accusa di finalità eversive ad altre tre persone.

A Cosenza, invece, basta portare la propria solidarietà agli occupanti di uno stabile per ottenere una denuncia.

Il bilancio di luglio però non finisce qui: a Torino sono state attaccate occupazioni come radio libere, anche per la denuncia di quei lager contemporanei che sono i Centri di Identificazione ed Espulsione italiani, a Milano sono stati eseguiti arresti preventivi.

Tutto questo avviene mentre si attaccano il lavoro e gli ammortizzatori sociali, si preparano piani di austerità, ma solo per i soggetti deboli. Si blocca l’accesso alla pillola abortiva e si riformano in senso familistico e fascista i consultori. La parola d’ordine sembra così essere sempre e solo soffocamento delle spinte sociali, che ora vedrà anche la forte limitazione della libertà di parola, con la prossima approvazione della cosiddetta “legge bavaglio”.

Indymedia

Nasce in California il nuovo partito neonazi. Ora punta alle elezioni in New Hampshire

Posted in Uncategorized on 02/08/2010 by gattoselvaggio

L’American Third Position nasce a gennaio a Westminster. Deriva da partiti neo nazisti. Il suo programma: defendere la razza bianca e la legge anti immigrazione

L’American Third Position (A3P) è un partito politico di Westminster, California. Nato lo scorso 5 gennaio è cresciuto così tanto da potersi permettere il lusso di concorrere alle prossime elezioni nello stato del New Hampshire. L’A3P difende a spada tratta le prerogative sociali ed economiche dei bianchi, solo dei bianchi, che vivono negli Stati Uniti ignorando, di fatto, che proprio gli Stati Uniti sono la coniugazione massima della convivenza di razze differenti. Di questo dato a quelli dell’A3P sembra non importare un granché. Insomma un partito razzista anche se loro respingono tutte le accuse e continuano la loro crociata. Il loro programma però è chiaro: “nelle città dove si incontrano molte culture c’è un’atmosfera di ostilità” quindi appaoggiano in modo incondizionato la contestatissima legge anti-immigrazione in Arizona e invocanola chiusura delle frontiere federali.

“Non siamo razzisti”. Al netto di ogni presunzione d’innocenza riguardo le presunte ideologie razziste che inficiano il programma politico del partito ci sono diverse questioni piuttosto controverse all’interno dell’A3P. A partire dalla scelta del nome, Terza Posizione, che se da un lato avanza la pretesa di voler offrire un’alternativa nuova nel sistema bipartitico statunitense, dall’altro tradisce un legame profondo con quella dottrina politica di stampo nazionalista basata sulla divisione razziale. E il nome non è casuale. Dietro il partito ci sarebbero, infatti, figure affiliate al neo-nazismo “made in Usa”. Come la Freedom 14 organizzazione cofondatrice di A3P ispirata al gruppo terrorista The Order famoso negli anni ’80. Freedom 14 tentò per la prima volta di entrare in politica nel maggio del 2009 quando annunciò dalle pagine di Stormfront.org – sito web di estrema destra – la nascita del Golden State Party (Gsp) che rappresentò uno sforzo indipendente di costituire negli Stati Uniti un partito politico neo-nazista. L’esperimento ebbe vita breve e fu sciolto nel settembre dello stesso anno in seguito a una serie di condanne penali comminate contro il suo presidente Tyler Cole. Dopo lo scandalo, Freedom 14 ripartì da un piano nuovo che in sostanza fu una versione riveduta e corretta del Gsp: l’American Third Position, appunto. Come suo presidente fu eletto Willam D. Johnson, avvocato di Los Angeles noto per le sue posizioni estreme in difesa della razza bianca, mentre la direzione fu affidata a Kevin MacDonald professore di psicologia dell’Università di Long Beach. A loro spetta la missione di gestire un partito in forte e continua ascesa, più moderato rispetto al Gsp ma con le medesime infiltrazioni criminali. A partire dal tesoriere Sean Vaxmonsky latitante dallo scorso dicembre, dopo essere stato condannato a 3 anni di prigione per guida senza patente, furto e vendita d’alcool a minore.

Corsa al New Hampshire. La prima operazione politica ufficiale nell’agenda di A3P è quella di ottenere, alle elezioni di novembre, il suo primo scranno in un parlamento statale: quello del New Hampshire. L’uomo prescelto per il compito è Ryan J. Murdough, presidente del partito nel piccolo stato del New England. Rappresentante dell’ottavo distretto di Grafton County Murdough non è proprio quel che suol definirsi un politico lungimirante. Per il lancio della sua campagna elettorale ha pubblicato una lettera dai toni accesi in cui, tra l’altro, sostiene: “Per troppo tempo è stato detto agli americani bianchi che la diversità è qualcosa di vantaggioso per la loro esistenza. Le statistiche dimostrano che è vero il contrario. Noi residenti del New Hampshire dobbiamo cercare di preservare la nostra identità razziale se vogliamo che le generazioni future abbiano la possibilità di viver in questo grande Stato”. Dopo la pubblicazione della missiva, e le relative accuse di “razzismo”, lo stato maggiore repubblicano in New Hampshire, col simbolo del quale Murdough correrà alle elezioni, ha vietato al candidato di Ashland di accedere ai finanziamenti del partito per la sua campagna elettorale.

Alla “scomunica” dei repubblicani ha fatto seguito il soccorso della A3P che ha prontamente lanciato una raccolta fondi a favore del suo tesserato. Ma Murdough sembrerebbe aver perso un’altra occasione per non svelare la sua vera indole politica dichiarando: “In occasione del mese della Storia nera – ha detto – riconosco che la cosa migliore che loro [i neri]hanno fatto è stata quella di commettere crimini, portare l’Aids, incolpare i bianchi e piangersi addosso come vittime del razzismo”.

Il Fatto Quotidiano