L’Aquila, il giorno della rabbia. In 5000 bloccano l’autostrada A24

Al corteo, partito a metà pomeriggio dal centro storico, hanno partecipato in almeno 10.000, per chiedere la proroga della sospensione delle tasse per tutti e certezze sui fondi per la ricostruzione. Il sindaco Cialente: “Non chiediamo nulla, rivendichiamo i nostri diritti”

L’AQUILA – Hanno sfilato in almeno diecimila (ventimila secondo gli organizzatori) per le vie dell’Aquila, raggiunto e bloccato il casello autostradale dell’A24 in cinquemila. E’ durata l’intero pomeriggio la manifestazione di protesta indetta dai cittadini dell’Aquila per chiedere la proroga della sospensione delle tasse per tutti – e non solo per gli autonomi con redditi inferiori di 200 mila euro annui – e certezze sui fondi per la ricostruzione.

Il sindaco Massimo Cialente è salito sul camioncino dei comitati, che ha fatto da apripista all’occupazione dell’A24, e preso il microfono ha improvvisato un comizio. Con lui anche l’ex presidente della Provincia, Stefania Pezzopane. “Non stiamo chiedendo nulla, ma rivendicando i nostri diritti”, ha detto il sindaco dell’Aquila. Finito il discorso Cialente, visibilmente commosso, è stato abbracciato dagli altri sindaci e dagli organizzatori della manifestazione. A quel punto i manifestanti hanno cominciato a lasciare lentamente l’A24.

Il corteo di protesta ha avuto inizio poco dopo le 16. Vuvuzelas, striscioni, bandiere, ma nessun simbolo politico, solo i colori neroverde, simbolo dell’Aquila: così in migliaia hanno aderito all’appello della mobilitazione cittadina partita dalla Villa Comunale, indetta anche per chiedere lo sblocco dei fondi per la ricostruzione e per denunciare il fatto che decine di migliaia di persone – oltre 32 mila – siano ancora assistite. Molte le famiglie, anche con bambini, nonostante il caldo: la più piccola dei manifestanti ha appena quattro mesi, e si chiama Chiara. Molti anche gli anziani.

Il corteo ha attraversato tutto il centro storico e ha raggiunto il polo industriale dell’Aquila Ovest. In testa uno striscione con scritto ‘SOS’, poi tutti gli stendardi dei Comuni che hanno aderito e quindi quelli della Provincia dell’Aquila e della Regione Abruzzo. “Da soli – ha detto il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente – non ce la possiamo proprio fare. La nostra grande preoccupazione è quella di ritrovarsi a gennaio a dover pagare tasse vecchie e nuove senza avere alcuna garanzia sulla ripartenza del sistema economico”.

Tra i tanti striscioni esposti si legge anche “Proroga della pazienza” con un riferimento ironico alla proroga delle agevolazioni fiscali ma anche “308 aspettano giustizia, 16 mila senza lavoro, 100 mila rivogliono la loro città: benvenuti nel cratere benvenuti in Italia”, e poi ancora “Dopo le passerelle qui la città rischia di essere abbandonata’.

Cittadini ed esponenti politici hanno ribadito le accuse nei confronti della Protezione Civile: “C’è stato un progressivo asciugarsi del rivolo – ha denunciato Cialente – la stessa Protezione Civile ha lasciato debiti, uno su tutti quello degli alberghi per i mesi da settembre a dicembre 2009”. Circostanza che la Protezione Civile ha nuovamente negato, accusando Cialente di “ingratitudine”.

La Repubblica

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