Tortura, no dell’Italia all’Onu per definizione nel codice penale

Le raccomandazioni formulate dal Consiglio per i diritti umani accolte parzialmente da Roma. Fra i temi oggetto di preoccupazione, l’indipendenza della magistratura e il “razzismo tra i politici”

NEW YORK – L’Italia non ha accettato di introdurre una definizione esplicita di “tortura” nel Codice penale così come raccomandato dal Consiglio diritti umani dell’Onu che a febbraio ha esaminato la situazione italiana formulando una serie di raccomandazioni (Roma ne ha accettate 80 respingendone 12). Lo ha riferito l’ambasciatore d’Italia presso le Nazioni Unite Laura Mirachian presentando stamani a Ginevra le risposte dell’Italia al Consiglio Onu. L’Italia si è invece detta determinata a ratificare il protocollo facoltativo relativo alla Convenzione contro la tortura “quando si sarà dotata di un meccanismo nazionale di prevenzione indipendente”.

Tra gli altri temi oggetto di preoccupazione da parte dell’organismo Onu per quanto riguarda il nostro Paese, l’efficienza e l’indipendenza della magistratura; le dichiarazioni e atteggiamenti “xenofobi e intolleranti” da parte di alcuni politici; la discriminazione razziale, particolarmente ai danni dei nomadi; la politica dei respingimenti dei migranti; il sovraffollamento delle prigioni; la rappresentanza femminile in Parlamento e nei posti decisionali e, non ultima, l’indipendenza dei media.

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