La protesta sociale In Venezuela

Il Venezuela è un paese con un governo che si proclama socialista e rivoluzionario. Soprattutto in molti ambienti della sinistra europea, anche nostrana, Chavez negli undici anni del suo governo ha costruito un consenso basato sull’antimperalismo e sull’ortodossia esotica e sconosciuta dei valori di una rivoluzione dettasi ispirata ai principi dell’eroe nazionale venezuelano e latinoamericano, El Libertador, Simon Bolivar, da cui ha preso appunto il nome il socialismo bolivariano venezuelano.
Di seguito pubblichiamo, nella traduzione di Fabrizio Dentini (che ce le ha segnalate) le riflessioni della rivista
El Libertario, pubblicazione anarchica di Caracas, che già altre volte abbiamo ospitato sulle nostre colonne.

Per chi vive fuori dal paese ma accettando la versione ufficiale senza conoscere la situazione venezuelana, si sconcerta e sorprende di fronte alla crescita del malessere collettivo e delle lotte popolari (2893 manifestazioni di piazza dall’ottobre del 2008 al settembre del 2009; 1763 nello stesso periodo dal 2007 al 2008), presentiamo alcune motivazioni per comprendere effettivamente le cause del conflitto sociale in Venezuela.
[La maggior parte delle cifre di seguito presentate possono essere verificate (con ampia indicazione delle fonte originali) nel Report PROVEA 2008/2009, all’indirizzo www.derechos.org.ve. Gli altri dati inclusi sono stati estratti dalla stampa e sono rintracciabili attraverso internet.]

I

Si evidenzia il fallimento dell’attuale politica agro alimentare, segnalando che le importazioni del settore sono salite da 1.626 milioni di dollari nel 1999 a 7.477 nel 2008. Solo nell’ultimo anno per garantire l’approvvigionamento di alimenti a prezzo agevolato, il Governo ha dovuto acquistare dall’estero il 57,9% di tutti i prodotti necessari. Così si è passati da un modello di importazione alimentaria che, negli anni novanta, costava per singola persona 75 dollari all’anno, ai 267 dollari dell’epoca attuale.
Il problema però non risiede solamente nell’accresciuta dipendenza dall’estero per le derrate alimentari, ma anche nell’inflazione del settore giunta nel 2008 al 46,7% e nel 2009 arrivata sopra il 36%. Questa escalation dei prezzi non viene compensata in alcun modo dai limitati aumenti al minimo salariale e nemmeno dalla distribuzione di alimenti a prezzo popolare attuati attraverso il progetto MERCAL, progetto tra l’altro, già adesso in schietta agonia a causa della corruzione e della mancanza di riforniture.
Come conseguenza diretta di una strategia governativa che si è appoggiata sulla capacità di acquisto dello Stato e non sullo sviluppo della produzione, (senza differenziarsi va riconosciuto, da quella che è diventata ormai la regola storica del rentismo/ assistenzialismo frutto delle entrate petrolifere), la recente svalutazione colpirà in maniera dura e diretta il nostro consumo alimentare.
In Venezuela si lotta perché non siano i gradini più bassi della società quelli che pagano il costo degli errori, la mancanza di lungimiranza e la corruzione del potere.

II

Da quando questo Governo è salito al potere, nonostante il fatto di poter contare su introiti nazionali maggiori che in qualsiasi altro periodo della storia nazionale, la situazione di povertà ed esclusione che persiste per ampi settori della società venezuelana ha aggravato la violenza urbana. Se nel 1998 abbiamo avuto una stima nazionale di 4.550 omicidi, il saldo per l’anno 2008 è stato di 14.568 morti. Se il fenomeno viene visto da un’altra prospettiva si può affermare che la popolazione venezuelana è cresciuta in questo decennio del 19,1%, mentre il tasso di omicidi è salito al 320,1%.
È noto che mentre sia la boliborghesia ( la nuova burocrazia creatasi con l’avvento di Chavez, lett. borghesia bolivariana), sia le vacche grasse del governo e del PSUV, il partito socialista unito venezuelano, si appoggino, per essere protetti, a numerosi guardaspalle (pagati con contributi pubblici), tutti gli altri cittadini siano costretti a rinchiudersi nelle loro case per evitare di essere vittime dei delinquenti o ancora peggio della stessa polizia. Su questo ultimo aspetto esistono delle cifre davvero tenebrose: nel 2008 ci sono stati 205 omicidi attribuibili a evidenti violazioni del diritto alla vita da parte dei corpi repressivi dello Stato (in 2/3 dei casi si tratta di vere e proprie esecuzioni), mentre sotto la sospettosa etichetta di “resistenza all’autorità” si sono contate 1.820 morti.
In questo contesto di violenza incontrollata, ogni giorno vanno a lutto sempre più famiglie venezuelane. Questa situazione però, non disturba per nulla il governo che, mentre concentra i suoi sforzi nella perpetuazione al potere e nel convincere dell’infallibilità del “ Mio Presidente-Comandante”, attribuisce impudicamente questo clima a “sensazioni di insicurezza creata dai mezzi di comunicazione dell’opposizione.”

III

Nonostante chi ha governato il Venezuela negli ultimi 11 anni abbia avanzato tanti soldi e altrettanta parlantina di amore per il proprio popolo, il fallimento nel risolvere il principale problema sociale, quello del diritto alla casa, è stato fuori dal comune…continua su A Rivista Anarchica…

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