ECONOMIA SPACCIATA: LA CRISI FINANZIARIA IN GRECIA E NELL’ UNIONE EUROPEA

Indovinello: Che differenza c’è tra i rivoltosi greci e il movimento Tea Party in America?

Risposta: Entrambi ripudiano il governo che è stato assorbito da un’oligarchia finanziaria per spostare il peso fiscale sul lavoro.

La differenza è che i membri del movimento Tea Party hanno perso fiducia nel governo ed è, naturalmente, quello che vuole l’oligarchia finanziaria. Abbandonando la speranza di ottenere il controllo elettorale per perseguire un equo programma fiscale, i membri del movimento Tea Party hanno rinunciato alla lotta secolare per le riforme per dare al governo maggiori poteri per controllare la finanzia rapace e la ricchezza. Scivolando verso destra nell’arco politico e agendo principalmente per frustrazione, essi hanno ceduto al desiderio utopico di schiacciare semplicemente il governo che essi vedono comportarsi in modo contrapposto ai loro interessi.

I lobbisti finanziari stanno utilizzando la crisi greca come dimostrazione pratica per avvisare della necessità di tagliare la spesa pubblica per la Previdenza Sociale e per Medicare. Questo è il contrario di ciò che i dimostranti greci stanno chiedendo: invertire lo spostamento globale del peso fiscale dalla proprietà e dalla finanza sul lavoro, e dare priorità alle richieste finanziarie del lavoro per i fondi pensione rispetto alle richieste delle banche che vogliono essere interamente pagate per centinaia di miliardi di dollari di prestiti con risultati negativi che sono stati erogati in modo sconsiderato e che recentemente sono stati declassati a livello di spazzatura.
Il salvataggio greco dovrebbe essere inteso come un TARP [Troubled Asset Relief Program, il programma del Governo USA di sostegno agli istituti finanziari del Paese, NdT] per i banchieri tedeschi, gli altri banchieri europei e gli speculatori monetari globali. Quasi 1.000 miliardi di dollari sono stati forniti dai governi (soprattutto la Germania, a costo della propria spesa interna) per una specie di fondo di garanzia che il governo greco utilizzerà per ripagare gli obbligazionisti stranieri che nelle ultime settimane hanno acquistato questi titoli a prezzi molto bassi. Davvero un bel colpo, così come per gli acquirenti di centinaia di miliardi di dollari di credit default swaps sulle obbligazioni del governo greco, per gli speculatori in euro-swaps e per gli altri giocatori d’azzardo del casinò capitalista (e chi era nella parte perdente di questi swaps ora dovrà essere salvato, e così via ad infinitum). Questa manna dovrà essere pagata dai contribuenti, fondamentalmente da quelli greci (per la verità dai lavoratori, perché i ricchi sono stati detassati) per rimborsare i governi europei, il FMI e addirittura il Tesoro degli Stati Uniti per la sua dedizione alla finanza rapace. La sacralità del debito che sacrifica l’economia per pagare gli obbligazionisti verrà utilizzata come giustificazione per ridurre drasticamente i servizi pubblici greci, le pensioni e le altre spese governative. Ma che cosa sono, dopotutto, la sacralità e la religione senza un sacrificio? La domanda è: chi deve essere consacrato, e verso quale dio? In questo caso sembra essere il Dio Denaro, e non Gesù. L’autoimmolazione diventerà un modello per gli altri paesi per imporre un’austerità di questo tipo mentre i governi accumulano disavanzi di bilancio di fronte alla contrazione dell’economia e ai prelievi fiscali in calo.
Nel frattempo, il settore finanziario si arricchisce grazie alla conversione dell’economia spazzatura in politica internazionale. La vita nel breve periodo è l’arco temporale del settore finanziario mentre si distrae l’attenzione delle popolazioni indebitate dai calcoli che Wall Street sa fare molto bene: i debiti, alla fine, non possono essere estinti.
Ma possono venire estinti nel breve periodo, con la promessa un giorno o l’altro di pagare, come se una qualsiasi economia potesse essere in grado di crescere imponendo l’austerità! E’ ovviamente tutta una questione di economia spazzatura. Ma fa guadagnare tempo ai banchieri per pagarsi altri bonus quest’anno. Prima che il sistema finanziario crolli, i banchieri avranno investito i loro soldi in hard assets [beni materiali come oro, diamanti, terreni, immobili, petrolio, gas naturale, NdT].

I lobbisti bancari sanno che il gioco finanziario è finito e stanno giocando nel breve periodo. L’obiettivo del settore finanziario è quello di ottenere più denaro possibile dal salvataggio e poi scappare, con bonus annuali sufficientemente elevati per poi spadroneggiare sul resto della società quando finalmente arriverà lo Stato di Pulizia. Una minore spesa pubblica per i programmi sociali lascerà più risorse per i salvataggi delle banche che hanno visto crescere in modo esponenziale i loro debiti negativi che, alla fine, non possono venire ripagati. E’ inevitabile che i prestiti e le obbligazioni saranno insolventi nella tipica frenesia del fallimento.

I lavoratori greci non sono ancora così pessimisti da abbandonare la battaglia. Quello di cui si sono accorti, a differenza della loro controparte americana, è che qualcuno controllerà il governo. Se i lavoratori – il demos – perdono il proprio spirito, il potere verrà ceduto ai creditori stranieri che detteranno d’ufficio la politica pubblica. E se verrà servito l’interesse dei banchieri, l’economia sarà ben peggiore e ben più gravata di debiti. Il loro profitto viene comprato al prezzo dell’austerità interna. I pagamenti programmati attraverso i fondi pensione greci e i programmi governativi di spesa sociale servono a ricostituire il capitale delle banche tedesche e di altre banche europee.

Questa visione del mondo è già stata trasmessa alla periferia più settentrionale d’Europa, dove ha suscitato un masochismo fiscale che le banche sperano di vedere anche in Grecia. Essendosi rovinati con le proprie mani, i governi baltici sarebbero gelosi, addirittura risentiti, di vedere che la Grecia riesce a salvare la propria economia mentre loro non sono riusciti a rigettare le arroganti richieste dei creditori. “Dall’anello più orientale dell’Unione Europea il piano di austerità che si profila nella Grecia colpita dalla crisi sembra una storia già vista”, scrive Nina Kolyako [1]. “Per quasi due anni gli stati baltici di Lituania, Lettonia ed Estonia hanno introdotto ripetutamente misure drastiche, tagliando la spesa pubblica e aumentando a dismisura le tasse per cercare di uscire dal tunnel”. “Abbiamo imparato molto bene la lezione, dolorosamente ed è necessario occuparsi della situazione fiscale con molta attenzione,” ha dichiarato in una recente intervista all’AFP il primo ministro lituano Andrius Kubilius. “Abbiamo capito molto chiaramente che il consolidamento fiscale è stato per noi l’unico modo per sopravvivere”. Cedendo in una classica sindrome di Stoccolma (in questo caso, letteralmente alle banche svedesi), il governo della Lituania ha ossequiosamente dato un giro di vite facendo precipitare il PIL di oltre il 17 per cento. Una cosa simile è avvenuta in Lettonia. I paesi baltici hanno tagliato l’occupazione e gli stipendi del settore pubblico, imponendo la povertà invece dei livelli di benessere dell’Europa occidentale (e una tassazione progressiva per favorire il ceto medio) che erano stati promessi dopo che questi paesi avevano ottenuto l’indipendenza dalla Russia nel 1991.

Dopo che il parlamento lettone ha imposto l’austerità nel dicembre 2008, la protesta popolare di gennaio ha fatto cadere il governo (come è avvenuto anche in Islanda). Ma il risultato è stato solamente un altro “regime di occupazione” neoliberista per conto degli interessi dei banchieri stranieri. Quindi quella che si sta sviluppando è una Guerra Sociale su scala globale – non la guerra di classe prevista nel diciannovesimo secolo ma una guerra della finanza contro intere economie, contro l’industria, il settore immobiliare e i governi, e anche contro i lavoratori. Sta avvenendo con il tipico andamento al rallentatore con il quale avvengono le grandi transizioni storiche. Ma, come nei conflitti militari, ogni battaglia appare convulsa e provoca forti oscillazioni nei mercati azionari mondiali, negli scambi obbligazionari e nei mercati valutari.

Tutte ottime notizie per gli operatori computerizzati. Oggi l’impegno medio di capitali dura solamente pochi secondi mentre i mercati finanziari sono sferzati da grandi ondate di credito sospinte da tempeste che stanno facendo piazza pulita di un pianeta che finanziariamente si sta surriscaldando.

La prossima distopia economica

…continua su Comedonchisciotte…

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