Disciplinamento e militarizzazione

Gestione dell’emergenza
Inauguriamo una nuova pratica di comunicazione.
Il pezzo che qui commentiamo sarà scaricabile dal sito di Umanità Nova come allegato di questa recensione.
Avevamo già annunciato che per “materiali di analisi e dibattito” avremmo proceduto in questo modo; ciò per non sacrificare importanti lavori sviluppati dalle compagne e dai compagni, lavori che, per la loro mole, non riescono a trovare spazio nelle 8 pagine del settimanale.
Il lavoro è prodotto da Edoardo Puglielli, un compagno aquilano che, assieme ad altri/e, ha sempre controinformato sul “cratere” e la gestione prefettizia dell’emergenza. Oltre che controinformare ha, ovviamente, lottato sul territorio attraverso diverse iniziative che, a partire dalla solidarietà espressa attraverso la rete Epicentro Solidale, si sono prodotte nel movimento aquilano e abruzzese.
Vale la pena di leggerselo per la profondità dell’analisi.
Edo affronta un tema “particolare”, quello dell’educazione in un simile contesto. Non a caso il suo lavoro è intitolato “L’Aquila: le marginalità sociali dello shock, gli scenari educativi”.
Umanità Nova è stata all’avanguardia nella denuncia di ciò che oggi è di pubblico dominio (se sul sito fate una ricerca inserendo la parola chiave Aquila o Abruzzo, potrete trovare gli articoli più recenti e seguendo le correlazioni navigare nelle notizie pubblicate) e anche oggetto di indagini da parte della magistratura.
La dittatura militare coordinata dal mago delle emergenze, Guido Bertolaso, ha realizzato una novità nella gestione delle catastrofi, si direbbe: un salto di paradigma.
I “miracoli” della ricostruzione si sono rivelati le solite ciarlatanate (la ricostruzione è più lenta che in Friuli o in Umbria) che, in compenso, hanno allargato il malaffare tipico delle “grandi opere”.
Ma come analizza Edo e come era stato ampiamente denunciato su queste colonne non è solo il malaffare la conseguenza delle politiche dello “shock”. Paradigmatico è stato il modo con il quale l’amministrazione statunitense aveva affrontato l’uragano Katrina; così come sta affrontando il disastro della piattaforma petrolifera DeepWater Horizon, della BP nel mare della Louisiana.
Militarizzazione e fasce di interdizione, blocco di tutte le attività civili, coordinamento logistico e operativo affidato agli ufficiali. Uno scenario del tutto simile a quello nel quale vivono da quasi quarant’anni le popolazioni israelo-palestinesi.
L’esodo (non sarebbe esagerato parlare di deportazione) di oltre il 40% della popolazione residente è la conseguenza più visibile del modo con il quale si è gestita l’emergenza. Operando un’imposizione drastica, negando quelle pratiche sociali che avevano permesso di affrontare catastrofi come l’alluvione o il terremoto in una realizzazione concreta di autogestione sociale.
È proprio il tema dell’autogestione che emerge nel lavoro di Edo come via d’uscita dall’incubo del disastro.
Citando i lavori di Noami Klein, Manuele Bonaccorsi, Adriano Paolella, Simonetta Ulivieri, Duccio Demetrio, Humberto Maturana, John Dewey, Franco Cambi, Edgar Morin, Alessandro Vaccarelli, Murray Boockhin, Herbert Marcuse, Paul Goodman, Filippo Trasatti, David Graeber, Francesco Codello, Raffaele Mantegazza, Paulo Freire, Marc Augè, Edoardo sviluppa non solo l’analisi ma elabora anche uno scenario propositivo.
“relazioni sociali anarchiche e forme di azione non alienata già esistono intorno a noi. E questo ha una valenza critica, perché ci mostra che l’anarchismo è già adesso, ed è sempre stato, una delle principali basi per l’interazione umana. Ci autogestiamo e pratichiamo il mutuo appoggio da sempre. L’abbiamo sempre fatto”.
Si tratta, sostanzialmente, di teorie educative che muovono partendo da:
• Critica del quotidiano;
• Allargamento degli spazi di libertà esistenti, pratica degli spazi di libertà come modelli alternativi già presenti e/o come spazi di cambiamento possibile;
• Educazione/pedagogia che vede gli allievi come fine e non come mezzo;
• Educazione/pedagogia consapevole del suo essere fallibilista e contingente: fallibilista perché educa al dubbio, in primo luogo sull’educazione e sull’educatore stesso e i suoi metodi. Contingente perché rinuncia ad autoriprodursi forzosamente: deve lasciare libero l’altro di percorrere una via diversa.

Giusto per citare.

Dopo gli extracomunitari, gli extraterrestri…

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