Grecia in fiamme

Lo spettro della crisi e le paure del capitale

“La Grecia è dietro l’angolo”. Ad affermarlo non è qualche esponente di un movimento sovversivo, ma nientepopodimenoche Pierferdinando Casini, leader dell’UDC.
Un’affermazione che si discosta totalmente dall’ipocrisia governativa che vuol dipingere l’Italia come paese immune dai mali dell’economia greca.
La paura di un effetto domino della crisi greca sulle economie europee è tale che l’Ecofin (il Consiglio Economia e Finanza, cioè l’insieme dei Ministri dell’Economia e delle Finanze dei 27 stati membri dell’Unione Europea) ha varato, in tutta fretta, un pacchetto di aiuti per i paesi della zona euro per un totale di 750 miliardi di euro.
Quasi contemporaneo è stato l’annuncio di Tremonti che, per il biennio 2011-2012, sarà necessaria una “manovrina” correttiva da 25 miliardi di euro della finanziaria.
E se addobbiamo tutto questo con il monito di Napolitano di “tenere sempre alta la guardia contro il riattizzarsi di nuove possibili tentazioni di protesta violenta”, si può intuire che anche l’Italia, come altri paesi europei, si appresta ad affrontare una situazione come quella greca.
La Grecia è stato solo l’inizio del fallimento di questa Europa creata e disegnata in funzione dei grandi gruppi finanziari, stretta attorno a una moneta necessaria agli apparati economici, ma completamente scollegata dalle necessità dei cittadini. La Grecia, economia più debole dell’Unione, è quella che è crollata prima, quella che ha retto meno il colpo delle recenti crisi. La Grecia è lo stato nel quale si sta provando a sperimentare le possibili soluzioni. Tutti i paesi europei hanno bisogno di “riassettare” i propri conti, risultato di politiche finanziarie spregiudicate e depravate, fuorviate da interessi economici minoritari. Il salvataggio di banche, assicurazioni e gruppi industriali in forte difficoltà ha assorbito gran parte delle risorse che avrebbero dovuto essere destinate al mantenimento di uno “stato” sociale già minimo.
Quello che sta accadendo in Grecia riguarda tutti noi europei. Ciò che si vuole sperimentare da parte dell’establishment politico/finanziario è il livello di reazione dei cittadini a manovre così drastiche. La soluzione da applicare, loro già la conoscono. È quella più “logica”. Andare a frugare nelle tasche dei cittadini per vedere quanto ancora possono rubargli. Ma come reagiranno questi all’ennesimo furto? Come reagiranno quando si troveranno depredati delle ultime risorse?
In Grecia hanno reagito, hanno reagito bene, hanno reagito come un popolo – con un po’ di orgoglio e determinazione – deve reagire. Sono scesi in piazza, si sono ribellati e lottano contro un sistema sempre più violento e inumano, sempre più ripugnante nelle sue affermazioni di potere.
Nel disperato tentativo di controllare i sommovimenti popolari, ora il governo greco si è scatenato in una violenta azione repressiva: si terrorizza, si picchia indiscriminatamente. A Exarcheia, il quartiere simbolo della rivolta, le violenze a cittadini inermi sono all’ordine del giorno. Si cerca di isolare i più “facinorosi” dai più “controllabili” così da spezzare l’unità del movimento popolare che si oppone a tutto questo. Si cerca di isolare il “virus” greco dal resto dell’Europa.
Da qui a breve molti paesi europei, forse anche alcuni insospettabili, potrebbero trovarsi nella stessa condizione greca. Molte economie europee sono sull’orlo del “default”: bella parola (si fa per dire) per definire il fallimento, il fallimento dello stato, il fallimento di un sistema economico distante dalle esigenze dei cittadini. Cosa succederà quando crolleranno il Portogallo, la Spagna, l’Irlanda, l’Italia, o la stessa Germania, che sotto l’apparente e quasi mitologico manto di severità economica nasconde un malessere al pari di altri stati? Quanto sarà contagioso il modello di rivolta greca in questi paesi? Quindi, l’imperativo del potere ora è isolare la sollevazione greca, perché rimanga una singolare espressione locale.
Ma la lotta greca non può restare isolata. Non deve!
Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tutto questo. La rivolta greca ha bisogno del sostegno internazionale perché ciò che là è iniziato si propaghi, si diffonda come un virus per il capitalismo e si trasformi ben presto in una rivoluzione del sistema economico/sociale. E dobbiamo cominciare da subito, in ogni singolo luogo, a diffondere questo virus. Ribellandoci a questo sistema e proponendo nuovi modelli economici funzionali alle esigenze di ogni singolo cittadino e slegati dal sistema capitale.
E che tutto questo abbia l’effetto di un domino, un grande domino che, pezzo dopo pezzo, faccia cadere tutte le tessere del capitalismo.

gianluca attuoni

Umanità Nova

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