La querela dei poliziotti condannati

Parla la mamma di Federico Aldrovandi

“Buongiorno a tutti sono la mamma di Federico Aldrovandi che è stato ucciso da 4 poliziotti il 25 settembre 2005.
Questi 4 poliziotti sono già stati condannati il 6 luglio 2009 a 3 anni e mezzo di reclusione. La condanna è giunta 4 anni dopo che Federico ci è stato strappato e in questi 4 anni abbiamo, voi sapete bene, chiesto giustizia molte volte a gran voce e siamo riusciti a ottenere prima un processo e poi naturalmente la sentenza, solo dopo che c’è stata una grande battaglia semplicemente perché questo caso venisse alla luce perché come molti casi analoghi, inizialmente doveva essere insabbiato.
In questo tempo, il processo è durato 2 anni, ci sono state molte vicende, molte battaglie che sono cominciate comunque soprattutto dal blog che io e noi come famiglia avevamo aperto 3 mesi dopo che mio figlio era stato ucciso e da questo blog poi la giustizia si è diffusa e ha travalicato la stampa che era stata tenuta veramente al di fuori a Ferrara e in particolare nella nostra piccola città, la notizia non riusciva a uscire.
L’ultimo, l’ennesimo tentativo forse di intimidazione che in quegli anni abbiamo subito noi come famiglia, ma anche tantissime persone che scrivevano sul blog, così come tantissimi giornalisti che parlavano del caso Aldrovandi… l’articolo che mi è valso questa querela è stato pubblicato dalla Nuova Ferrara a luglio 2008 , l’articolo parlava di un parallelo che facevo tra il caso di mio figlio e quello di Riccardo Rasman in quel momento, chiedevo, speravo che anche i poliziotti che avevano tolto la vita a Riccardo Rasman subissero un processo, in quel momento il processo per loro non era ancora iniziato. Nei giorni scorsi ho ricevuto una comunicazione di un’udienza che si terrà al Tribunale di Modena perché è il Tribunale competente per il giornale che ha pubblicato le mie parole, quello che contestato era l’impunità di cui questa categoria sembrava godere per molto tempo e la parola che forse ha dato luogo alla querela è che li ho chiamati “delinquenti” in quel momento, secondo me chi uccide è un delinquente, mi sembra anche un po’ ovvio, anche se indossa una divisa, anzi forse di più, è un’aggravante!
Questo comunque ha fatto scaturire da parte di 3 dei 4 condannati (del processo Aldrovandi, ndr) una querela nei miei confronti che è nata nel 2008, molte querele sono state fatte, credo di averne collezionate più o meno una decina, nel mio caso considero tutte queste querele, fatte nel corso di questo lungo periodo, dei tentativi di intimidazione, per impedire che le persone e la gente parlasse su Internet, come sui giornali, con qualunque forma di comunicazione.
Quello che trovo più assurdo è che il Pubblico Ministero che aveva istruito questa pratica, aveva chiesto l’archiviazione per ovvi motivi, invece i condannati si sono opposti alla richiesta di archiviazione e questo l’hanno fatto a marzo 2010, quindi ben dopo che erano stati condannati per omicidio, eppure si oppongono alla richiesta di archiviazione, ormai non so più quale sia il limite, il peggio purtroppo è già stato fatto, perché uccidere un ragazzino che se ne torna a casa è una cosa che neanche nelle paure più grandi di una mamma può esserci. Adesso è tutto chiaro, per noi lo era anche allora.” Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi

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