Assalto finale, le camicie rosse si arrendono, azioni di guerriglia e incendi in tutta la città

Negli scontri sei morti, tra i quali il fotoreporter Fabio Polenghi. L’offensiva dei militari e la resa dei manifestanti. Alcuni gruppi danno fuoco a centri commerciali, alla Borsa e a una sede tv. Oscurati Twitter e Facebook

BANGKOK – Dopo sei settimane di tensioni e violenze, l’esercito ha dato l’assalto all’accampamento delle camicie rosse nella Ratchaprasong Intersection, nel quartiere commerciale di Bangkok. Negli scontri hanno perso la vita almeno sei persone e 58 sono rimaste ferite. Tra le vittime il fotoreporter italiano Fabio Polenghi 1. Tra i feriti ci sono altri giornalisti stranieri, uno statunitense, un canadese e un olandese. Dopo aver opposto una breve resistenza, i leader della rivolta hanno annunciato la resa. Ma non tutti i i sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra se ne sono tornati a casa o si sono consegnati alla polizia.

Alcuni gruppi hanno cominciato la guerriglia mentre la sede dell’emittente televisiva Canale 3 è stata data alle fiamme: all’interno c’erano 130 persone che sono state portate via con gli elicotteri. Incendi sono stati appiccati anche a diversi centri commerciali (distrutto il secondo più grande del Sud-Est asiatico) e al primo piano dell’edificio che ospita la Borsa, mentre qualche zona della capitale thailandese è rimasta al buio. Gli incendi dolosi e gli atti di terrorismo comportano la pena di morte, ha dichiarato la task force militare che gestisce la crisi in Thailandia, Cres.

Twitter e Facebook sono stati oscurati dalle autorità thailandesi, poche ore dopo la censura applicata anche alle tv nazionali. Al posto dei siti appare una schermata con un messaggio dell’esercito. Twitter, in particolare, era usato dai reporter per le loro informazioni dal campo. I militari, autorizzati a sparare a vista contro chiunque opponesse resistenza, hanno sfondato con i blindati le barricate. Imbracciando fucili d’assalto m-16  un centinaio di poliziotti si è fatto strada gridando ai manifestanti rifugiati nelle tende: “Uscite e arrendetevi altrimenti vi ammazziamo”.

Dopo qualche ora uno dei principali capi della protesta, Jatuporn Prompan, ha parlato ai suoi dal palco dell’accampamento: “Mi scuso con voi, ma non voglio altre vittime. Anch’io sono distrutto. Ci arrenderemo”, ha detto tra le lacrime. Parole pronunciate mentre si udivano esplosioni sempre più vicine. Le camicie rosse si sono quindi disperse in un clima di panico…continua su La Repubblica…

Ucciso il fotografo Fabio Polenghi, voleva essere testimone delle emozioni

Foto della morte

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