I lavoratori abbandonati, sui tetti, in carcere, fustigati

A 40 anni dalla firma dello “Statuto dei lavoratori”, ottenuto con anni di dure lotte, ecco aprirsi il magnifico scenario di libertà e civiltà, frutto del dilagare del liberismo e di quel famoso “mercato” che tutto dovrebbe regolare, ma che non vuole regole:
operai da mesi all’addiaccio su tetti, autoreclusi nel supercarcere dell’Asinara, cercando una qualche visibilità per difendere il posto di lavoro, facendo a meno di un sindacato venduto e impotente
a Napoli, una infermiera per protesta, per rivendicare il diritto a riscuotere lo stipendio, adotta la strategia disperata di farsi vampirizzare il sangue e dopo qualche giorno muore
e qui siamo all’apoteosi delle logiche capitaliste! In un call-center i dipendenti che non raggiungevano i livelli di vendita previsti venivano derisi e fustigati di fronte agli altri dipendenti.

Questi episodi mostrano molte cose. Ma la più importante credo sia la dimostrazione del fallimento della sinistra politica e del connesso sindacato che, passo dopo passo, cedimento dopo cedimento, nel volersi porre come moderni, dialoganti, globali, si sono ritrovati a governare insieme ai padroni le stesse logiche liberiste, accettando in toto la subalternità (eterna) della classe operaia e lavoratrice. Di fronte a questa situazione l’unico fronte serio che si può aprire è quello di fondare il sindacato unico dei lavoratori, respingere i sindacati venduti, porre obbiettivi come il salario sociale per tutti i disoccupati e chiamare alla mobilitazione e a presidi permanenti tutti i precari, i disoccupati, gli studenti senza futuro, affidandosi a lotte di massa autogestite.

Le conquiste del ’68 e dello Statuto dei lavoratori furono in gran parte frutto di lotte spontanee, spesso contro il sindacato che si era già accomodato nelle “commissioni interne” già addomesticate dai padroni, e il movimento dei lavoratori le spazzò via a favore dei “consigli di fabbrica”, che per qualche anno furono capaci di esprimere nuove avanguardie e nuovi dirigenti. Qualche speranza ci fu fino al 1980, ma quando fallì l’occupazione della Fiat di Torino, la discesa verso la capitolazione totale fu sempre più veloce, fino agli episodi dei giorni nostri. Non si deve più puntellare la “sinistra sparita”, né un movimento sindacale di fiancheggiatori del capitalismo e del liberismo, concludendo che è meglio avere questi che niente.

E’ ora che venga fuori una nuova generazione capace di autodifesa dei propri diritti, che non deleghi più a nessuno la direzione delle lotte, che formi e disciplini i suoi dirigenti, senza farne degli idoli inamovibili che vengono, prima o dopo, comprati. Trovare nuovi obiettivi e nuove regole è oggi vitale per tutti coloro che vedono il proprio futuro molto incerto, nessuno gli regalerà niente ed è l’ora giusta per rimboccarsi le maniche, senza disperdersi in mille organizzazioni e partitini. Chiedere il salario sociale di disoccupazione, imponendo il taglio delle spese militari comprese quelle relative alle basi militari americane in Italia, il taglio degli sprechi, l’abolizione dell’8 e del 5 per mille, l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e dei finanziamenti all’editoria, l’abolizione delle province, è una partita tutta da giocare, se si vuole un futuro. Paolo De Gregorio

Bella Ciao

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