Sangue sulle barricate nelle strade di Bangkok

Cronaca di una lunga giornata di terrore. Le forze speciali sparano sulle camicie rosse: il bilancio è di dieci morti e 125 feriti

BANGKOK – “Vi prego, sono della Croce Rossa. Dobbiamo entrare nel parco a recuperare due feriti gravi, forse morti, ma l’esercito non ci lascia passare. I soldati pensano che siamo ribelli. Se veniamo con voi della stampa forse possiamo convincerli…”. E’ stato così che abbiamo visto i corpi di due dei dieci manifestanti delle camicie rosse antigovernative uccisi ieri, nel secondo giorno di accerchiamento della grande cittadella ribelle dentro il cuore del distretto commerciale di Bangkok. Uno era già adagiato nel retro di un’ambulanza dell’Organizzazione umanitaria delle Nazioni Unite riuscita a passare, l’altro era stato appena colpito: gli infermieri strisciavano a terra per raggiungere il suo corpo vicino alla riva del verdissimo laghetto di Lumpini park, evitando i proiettili che provenivano dall’altra sponda dalla quale sparavano i soldati.

E’ stato il primo vero giorno di guerriglia metropolitana su larga scala in un esteso quadrilatero della metropoli di Bangkok, con oltre un centinaio di feriti tra i quali altri tre giornalisti.

Si spara ovunque tra il Parco e gli incroci di Phloen Chit e Satorn, all’altezza della stazione dei treni metropolitani di Sala Daeng che divide il distretto commerciale da quello finanziario. Poi di tanto in tanto il rumore di un’esplosione più forte, di certo una bomba, e di nuovo i colpi secchi dei proiettili di gomma e quelli sibilanti delle pallottole vere, l’innalzarsi di una colonna di fumo nero dai copertoni bruciati, l’odore irrespirabile, l’aria già resa densa e acre dai lacrimogeni.

Colonne di soldati tra i grattacieli ai lati del quadrilatero commerciale stringono i 15, 20mila militanti irriducibili dentro un cerchio sempre più stretto su Via Ratchaprasong, tagliando loro la corrente e l’acqua, le provvigioni di cibo, oltre a fermare i nuovi militanti che cercano di entrare dall’esterno delle barricate. Un intreccio di bambù acuminati e camere d’aria avvolti da bandiere rosse segna il perimetro delle strade sotto il controllo dei ribelli, ma tutto attorno i soldati avanzano metro per metro, sparando prima in aria, e poi ad altezza d’uomo. Abbiamo visto interi blocchi della resistenza rossa cedere mentre i militanti – ormai vestiti di tutti i colori – indietreggiavano verso Pratunam e Ratchaprasong, lasciandosi dietro, sul selciato che avevano precedentemente occupato, sassi grandi come sampietrini, molotov e cibo. A volte le strisce di sangue dei loro compagni feriti o uccisi…continua su La Repubblica…

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