Egitto: leggi speciali, repressione ordinaria

Leggi d’emergenza, arresti arbitrari e condanne a morte in crescita; l’esecutivo egiziano mostra i muscoli e si prepara alla grande sfida: la transizione.

In Egitto, il presidente Hosni Mubarak ha appena varato un decreto che proroga lo stato d’emergenza di altri due anni. Niente di sorprendente, se si considera che l’emergenza dura dal 1981, cioè da quando Sadat fu assassinato, lo stesso Mubarak gli successe e il movimento dei Fratelli Musulmani, molto popolare, fu messo al bando. C’è quindi un certo amore per le tradizioni, furbizia ma anche tanta paura dietro questa decisione, perché se è vero che l’uso gratuito della forza è un sintomo di debolezza, l’Egitto è un gigante fragile, un Paese che va verso il futuro senza riuscire a vedere al di là delle spalle del suo ingombrante presidente, quel Mubarak che da una vita comanda sulla più popolosa “democrazia” araba.

Ancora un giro di vite. Nel 2011 saranno trent’anni, ma questo anniversario ha il sapore della fine di un ciclo. Soprattutto se si considera che, sempre l’anno prossimo, si terranno anche le elezioni presidenziali. E Mubarak non vuole festeggiare il trentennale con un risultato elettorale non conforme a quanto da lui deciso.
LA vera ragione della mossa sembra essere di natura politica, perchè il decreto irrobustirà ulteriormente l’enorme potere, riconducibile a Mubarak, dell’esecutivo.
In genere, è proprio nel passaggio di potere che i regimi illiberali mostrano le loro principali debolezze e vacillano molto di più di quando non sono sotto attacco. La stretta sicuritaria nasce anche da qui. Perché la transizione è in atto ma non è ancora possibile capire che strade prenderà. Per quanto non sia ancora stato escluso, è difficile che Mubarak creda davvero, a 82 anni e con una salute precaria sulla quale si rincorrono insinuazioni e smentite, di poter tenere il potere per un altro mandato. Era spuntato, allora, il nome di suo figlio, Gamal, come probabile successore. Ma non sarà semplice per il vecchio presidente trasferire il suo peso e la la sua autorità al rampollo senza che la corte reagisca in qualche modo. E infatti l’altro nome che circola è quello del generale Omar Suleman, il capo dell’onnipotente e temibile servizio segreto militare, il Mukabarat…continua su Peace Reporter…

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