Bolivia, proletari uniamoci

La Central Obrera protesta: troppo basso l’aumento salariale voluto dal governo per gli operai

Gli ottimi risultati politici conseguiti finora dall’amministrazione di Evo Morales, non lo mettono al riparo da proteste e manifestazioni.
L’ultima in ordine di tempo, organizzata dalla Central Obrera Boliviana (Cob), lamenta la differenza di vedute fra lavoratori e amministrazione sull’aumento salariale disposti dal governo.
Troppo poco il cinque percento in più di stipendio per la Cob e allora via con le proteste e le manifestazioni. Una grana per il presidente Evo Morales se si considera che la Cob non è certo abituata a scendere per strada a manifestare contro l’ex leader sindacale cocalero e il suo governo che da sempre considerano amici.
In ogni caso le proteste non sono generalizzate tanto che altre sigle sindacali di un certo rilievo non hanno aderito all’iniziativa della Cob. Come il sindacato dei cocaleros. O come la Confederacion de Campesinos e il sindacato degli autisti. Non solo. Aver rimandato il progetto di costruzione di un’industria per la lavorazione degli agrumi nell’area di Caranavi, ha scatenato le ferventi proteste della popolazione locale che sono sfociate in scontri con la polizia per un terribile bilancio finale: 2 morti e più di 20 feriti.

La situazione attuale, nonostante gli sforzi per aprire un dialogo messi sul tavolo dalle due parti in causa, sembra essere in netto stallo. PeaceReporter ha raggiunto telefonicamente a La Paz Bruno Apazada Prudencio, uno dei responsabili della Central Obrera Boliviana. “La proposta del governo di un aumento salariale del cinque percento non l’accettiamo” dice Apazada. “Chiediamo al governo del compagno Evo approvi la proposta di legge avanzata dalla Central Obrera già due anni fa. Lo stipendio minimo di un operaio in Bolivia si aggira intorno ai 94 dollari Usa mensili. Il problema vero, però, è relativo al potere d’acquisto di questi salari, che sono troppo bassi per garantire una soddisfacente vita alla famiglia a carico dell’operaio. La nostra è una protesta per sostenere i diritti dei lavoratori. Noi non siamo contro nessuno. Come dimostrato nel corso degli anni abbiamo sempre appoggiato le iniziative dell’esecutivo di Evo proprio nella speranza di costruire un nuovo Paese, una nuova Bolivia, una nuova economia e una nuova società. Tutto questo non può prescindere dalla richieste della classe lavoratrice. E davanti alla disattenzione dell’amministrazione su certi temi siamo costretti a scendere per le strade e manifestare il nostro dissenso e a chiedere al governo e a tutti i nostri fratelli boliviani che ascoltino le nostre richieste, da sempre rigettate dai governi precedenti”.
Apazada sottolinea anche l’importanza per la Cob di protestare praticamente in solitaria, senza il sostegno di altri gruppi sindacali. “Primo: il sindacato degli autisti dagli anni Ottanta, il periodo della dittatura, si è ritirato dalla Cob. Lo appoggiavano la dittatura e per tanto non fanno più parte della Cob. Secondo: il governo attuale evidentemente è un governo dei campesinos e degli indigeni di Bolivia e forse anche per questo non risponde in modo completo al settore dei salariati e soprattutto dei proletari”.

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