Gugliotta scarcerato: “L’incubo ora è finito in cella stavo impazzendo”

Il racconto del giovane: “Non sono un’ultrà”. Poche ore prima di uscire in una lettera aveva annunciato lo sciopero della fame

«È la fine di un incubo – esclama tra le lacrime Stefano Gugliotta mentre non smette di baciare la madre – sono stati giorni terribili, mi sembrava di impazzire, per fortuna ho incontrato due buoni compagni di cella che mi hanno fatto coraggio nelle notti insonni e nei momenti più difficili». Dopo sette giorni di reclusione nel carcere romano di Regina Coeli, Stefano torna in libertà alle 19.35 di ieri. Con una maglia a righe bianca e blu e con il volto pallido si infila nell´auto del suo avvocato, Eleonora Piraino.

Stordito ma felice di vedere fuori il folto drappello di amici che dal finestrino gli gridano: «Stefano, sei il più forte!». Blindatissimo e scortato dai legali, mezz´ora dopo è già tra le braccia dei suoi familiari nello studio ai Parioli dei suoi legali. Non smette più di consolare la madre Raimonda, la più provata della famiglia: «Sono libero, vuol dire che ha vinto la giustizia. Sono fiducioso che questo grosso equivoco si chiarirà. Lo sapete voi che non sono un ultrà, ma ora lo sapranno tutti. Finalmente potrò dormire di nuovo nel mio letto». Poi crolla sulla spalla del padre, commosso e felice: «Adesso c´è la luce e non più il buio di questi giorni», gli sussurra con affetto. Flavia, la giovane fidanzata, lo tira per un lembo della maglia. I momenti successivi poi sono tutti per loro.

Al bar sotto casa al Flaminio, a poche centinaia di metri da dove è avvenuto il pestaggio, lo aspettano gli amici con indosso la maglia rossa, in segno di solidarietà.

È gran festa per tutta la notte nell´appartamento all´ultimo piano della palazzina di inizi ‘900. Tutto ciò a meno di ventiquattr´ore dallo sfogo che Stefano aveva affidato a una lettera di cinque pagine per i genitori. «Le ore qui sono interminabili e la notte è l´unico momento in cui riesco a pensare, a essere lucido. Non ne posso più, se non mi liberano inizierò lo sciopero della fame», aveva scritto in preda alla disperazione. Poi ecco riaffiorare tra le righe i ricordi della notte del 5 maggio quasi per fissare, dopo lo shock, le sequenze che hanno travolto la sua vita. Le prossime ore serviranno a questo: «Spiegherò tutto, non ho nulla da nascondere».

Gugliotta: “Un pugno in faccia mentre spiegavo”

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