No al piano europeo

SINDACATO. Parla Dimitris Stratoulis, sindacalista del Gsee: «Chiediamo una rinegoziazione del debito. Non è possibile che il conto lo paghino i lavoratori. Per me siamo sull’orlo dell’insurrezione civile».
«Quello che chiediamo è una rinegoziazione del debito», ha dichiarato Dimitris Stratoulis, rappresentante del Gsee e vice-direttore del Centro Studi sul Lavoro ad Atene. «Il prestito combinato di Unione Europea e Fondo Monetario internazionale, non lo vogliamo. I lavoratori si sentono profondamente colpiti da un’ingiustizia di fondo. Perchè dovrebbero pagare da soli per gli errori di banche e politici? Non vogliamo il prestito perchè non è stanziato per salvare la Grecia ma per salvare l’euro. Alla Grecia serve un piano di risanamento economico, stanziamenti per rimettere in piedi industria e agricoltura, e investimenti nella sicurezza sociale». Fra le varie posizioni sindacali, quella del Gsee – il sindacato generale del settore privato – è la più moderata e vicina al governo del Pasok; ma la situazione si sta evolvendo rapidamente, con la componente di sinistra interna al sindacato che guadagna terreno man mano che la rabbia dei lavoratori aumenta.

Il Gsee non si era unito agli scioperi fino a quando, il 4 marzo, una pioggia di bottiglie d’acqua e yoghurt lanciate contro il segretario Yannis Panagopoulos hanno costretto quest’ultimo ad aderire agli scioperi. Ma il divario fra il blocco dei due sindacati generali, Adedy (per il pubblico) e Gsee (per il privato) è  ancora lontano, secondo Stratoulis, dall’unirsi alla protesta dei sindacati del Pame, legati al Partito Comunista, e le azioni di protesta per ora restano separate. «I tentativi di cooperazione ci sono, però manca la fiducia da parte dei comunisti che ritengono i nostri sindacati troppo vicini al governo. Ma le cose potrebbero evolversi, col tempo.

Perché ci vorrà del tempo; ritengo che siamo soltanto all’inizio. Mi aspetto un inasprimento della lotta, e credo che la rabbia dei lavoratori greci sia soltanto destinata ad aumentare. Se siamo sull’orlo dell’insurrezione civile? Certo, secondo me. Ma i sacrifici che il Governo, su pressione di Fondo e Unione, sta chiedendo ai cittadini greci, non hanno precedenti nell’ultimo secolo di storia europea».

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