I sei di Belgrado

Processo contro l’ASI: aggiornamenti

La classe dirigente serba continua nell’opera di repressione del movimento libertario iniziata nel settembre 2009 con l’arresto dei sei di Belgrado, Sanja Doikić, Tadej Kurepa, Ratibor Trivunac, Ivan Vulović, Nikola Mitrović e Ivana Savić. Il gruppo anarchico “Balck Ilija”, sconosciuto fino ad allora, aveva rivendicato di avere lanciato due bottiglie molotov sul selciato di fronte all’ambasciata di Grecia a Belgrado in risposta al trattamento brutale che lo stato greco riserva ai ribelli: danno complessivo, 18 euro. I media di regime, aiutati da “analisti” e da “fonti ben informate”, da subito hanno rivolto le loro accuse contro l’unica organizzazione anarchica attiva in Serbia, l’Iniziativa Anarcosindacalista (ASI), sezione dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (AIT).
Le speculazioni della stampa su supposte connessioni tra l’ASI e i fatti dell’ambasciata sono culminate con l’arresto di quattro aderenti del gruppo dell’ASI di Belgrado e di due altri militanti anarchici della capitale; la magistratura ha poi formulato, per la prima volta nella storia della Serbia, l’accusa di “terrorismo internazionale” nei loro confronti. I sei sono rimasti nelle carceri di Belgrado per cinque mesi e mezzo in isolamento e sotto tortura.
L’arroganza ostentata e la repressione esplicita dello stato serbo, attraverso la costruzione ad arte di indizi e l’accusa assurda di terrorismo internazionale, sono servite per mobilitare gran parte dell’opinione pubblica che ha fatto dell’istruttoria un processo politico contro i critici del regime.
Allo stesso tempo, però, nel corso dei sei mesi di detenzione, si è sviluppata una forte reazione contro il comportamento delle autorità serbe, all’interno e all’esterno del paese.
Oltre alle lettere di protesta e alle petizioni pubbliche, il movimento libertario ha organizzato varie mobilitazioni in Serbia, Croazia, Macedonia, Slovenia, Polonia, Slovacchia, Portogallo, Austria, Norvegia, Australia, Inghilterra, Russia, Ucraina, Grecia, Repubblica Ceca, Olanda, Bulgaria, Germania, Ungheria, Italia, Francia, Turchia, Stati Uniti, Svizzera, Svezia, Spagna ecc. A queste azioni di protesta si è aggiunta la voce di molti intellettuali critici, artisti, e personalità pubbliche di tutto il territorio della ex Jugoslavia. Il generale interesse nei confronti della questione e la pressione che è stata esercitata sono stati il motivo principale della liberazione dei sei. Durante la prima udienza del 17 febbraio, alla quale sono accorsi duecento compagni da tutto il mondo, la corte, dopo avere interrogato gli accusati, ha deciso la loro scarcerazione, concedendo loro di continuare a difendersi in libertà. Nonostante questa indubbia vittoria popolare, lo stato ha dimostrato in tribunale e per tutto il periodo in cui i sei sono rimasti in carcere, di non volere allentare la repressione nei confronti della nostra organizzazione e di tutto il movimento libertario…continua su Umanità Nova…

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