Gli investimenti italiani in Grecia. La tempesta viaggia verso Roma

L’Italia è oggettivamente il Paese più esposto al periodo di crisi capitalista aperto con tutta la sua potenza esplosiva dal crollo di Lehman Brothers e Goldman Sachs. Il rapporto sul debito pubblico è secondo solo a quello, pur falsato, della Grecia. A fronte della percentuale ellenica di poco sopra al 100%, l’Italia è maglia nera tra i 27 stati dell’Unione con il suo previsto 116,7% perr l’anno in corso (nel 2000, calcolando come 100 la media UE, era a 116,9%; nel 2006 si attestava a 103,8%).

Le preoccupazioni strettamente italiane, dunque, sono estremamente fondate; dati alla mano, è semplice prevedere come anche il nostro Paese finirà in una stretta morsa di aiuti economici e taglio della spesa pubblica. Una conferma ulteriore arriva dagli investimenti del padronato nostrano in Grecia, che secondo i dati della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank for International Settlements) ammontavano al termine del 2009 ad oltre 5 miliardi di euro. Si tratta comunque dell’ultima stima redatta, ancora provvisoria.

Sono dati che hanno fornito pochi giorni fa gli stessi istituti di credito ed assicurativi, che hanno inteso rendere nota la propria esposizione, comunque ormai impossibile da celare agli occhi dell’opinione pubblica e della stampa non solo di settore. Tabelle complete, anche se non di immediata comprensione ed in lingua inglese, possono essere scaricate dal sito della BRI cliccando QUI.

Tra le banche, la compagnia maggiormente esposta è Intesa Sanpaolo (unica banca italiana con uno sportello operativo in Grecia, nella cpitale Atene), con 1 miliardo di titoli ellenici a fronte di 625 miliardi di euro di investimenti gestiti; in campo assicurativo spicca invece il colosso Generali, con 749 milioni di esposizione al netto delle quote dei suoi assicurati. A termine di paragone, basti pensare che la finanziaria triennale varata da Tremonti per il periodo 2008-2011, quando ancora la parola “crisi” non appariva sulle copertine di quotidiani e mezzi di informazione, ammontava a circa 40 miliardi di euro. Ciò dovrebbe rendere chiaro il rischio dovuto all’indebitamento speculativo nostrano all’estero…continua su BellaCiao…

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