Dopo il picco del petrolio ci spetta il collasso del sistema?

Recentemente, Glen Sweetnam, dirigente del reparto Internetional, Economic and Greenhouse Gas della Energy Information Administration alla DoE [ndt:US Department of Energy], ha annunciato al mondo intero che la disponibilità di petrolio ha raggiunto un “plateau” [ndt: si riferisce al picco di Hubbert, ossia al punto di massima estrazione del petrolio oltre il quale, secondo il geofisico Hubbert, ci attende una inarrestabile decrescita della produzione petrolifera]. Tuttavia, le sue dichiarazioni non sono state rese pubbliche dai più importanti media americani di larga diffusione. Invece la notizia viene trattata da Le Monde in questo modo.

Potremmo credere che la valutazione degli U.S.A. sulla decrescita della produzione petrolifera sia stata esposta tramite questa pubblicazione specifica, forse dovuta a qualche tipo di accordo tra Barack Obama e Nicolas Sarkozy.(Forse è un modo indiretto per avvertire la Francia tenendo però all’oscuro la maggior parte degli americani su questo argomento, affinchè, ignari di tutto, possano andare avanti come al solito. Dopo tutto, nessuna prognosi destabilizzante deve disturbare il loro lento ritorno alle vie del consumismo sfrenato che rafforza l’economia, soprattutto quella cinese, dalla quale il governo federale degli Stati Uniti dipende per i prestiti.)

Tutto sommato, nei notiziari dell’ Inghilterra, dove vivo, non c’è stato, per quanto ne so, neppure un servizio di 10 secondi riguardo al messaggio di Glen Sweetnam. Quando veniva fatta una tale dichiarazione, i giornalisti inglesi parlavano della recente alluvione…ancora e ancora.

Allo stesso modo, nessun giornalista impegnato a discutere dell’inondazione ha osato mettere in chiaro che il peggioramento delle condizioni atmosferiche è legato alle conseguenze del cambiamento climatico e che tali conseguenze sono legate anche al petrolio. Inoltre, immaginate che effetto potrebbe fare sul Dow o sul Nasdaq se le teorie di Glen Sweetnam si diffondessero in tutta l’America, magari assieme ad un dibattito sui rami economici collegati.

Quali sono le impicazioni? In Life After Growth, Richard Heinberg, ricercatore anziano in sede al Post Carbon Institute [ndt.:associazione no-profit che fornisce informazioni e analisi sullo sviluppo sostenibile], afferma: “In effetti, dovremo creare una “nuova normalità” che si adatti alle limitazioni imposte dall’esaurimento delle risorse naturali. Mantenere la “vecchia normalità” non è una scelta possibile; se non troveremo nuovi obiettivi per noi e se non progetteremo la nostra transizione da un sistema basato sulla crescita economica ad una sana economia dell’equilibrio, finiremo per instaurare comunque una “nuova normalità”, tuttavia meno desiderabile, le cui tracce possono già essere lette nella crescita della disoccupazione, nel gap crescente tra i ricchi e i poveri e nelle sempre più frequenti e più gravi crisi finanziarie e di governo – tutti fattori che provocano un profondo disagio agli individui, alle famiglie e alle comunità.”…continua su ComeDonChisciotte…

Un impero quasi insolvente

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