Effetto domino

I mezzi di informazione italiani sono oltremodo concentrati nel raccontare la situazione economico-finanziaria estremamente precaria della Grecia, in particolare ora che l’effetto domino si sta materializzando in tutto e per tutto. Infatti gli altri tre Paesi già fortemente a rischio come l’Irlanda e l’intera penisola iberica (Spagna e Portogallo) stanno subendo ulteriori declassamenti nel settore creditizio da parte delle agenzie preposte al controllo del medesimo, come Standard & Poor’s. Ad onor del vero, va sottolineato come fosse la stessa S&P a lodare le politiche adottate dall’istituto di credito Lehman Brothers minimizzando la caduta verticale (si può leggerne un esempio cliccando QUI, in un articolo battuto a luglio del 200, che con il suo crollo ha dato il via allo scoppio della gigantesca bolla-balla dei soldi “virtuali” delle banche.

L’intera Unione Europea per prima è ampiamente e costantemente mobilitata per monitorare la situazione, in particolare quella greca; Francia e Germania, veri e propri motori economici continentali, insistono per aiutare il Paese ellenico, anche in considerazione dei forti investimenti in campo bellico da parte di Atene verso Parigi e Berlino (a seguire un post dedicato).

Ma, mentre i governi dei vari Paesi tentano di gettare acqua sul fuoco con grotteschi proclami e profetizzazioni circa una lenta ma costante ripresa, la situazione capitalista internazionale non farà altro che precipitare; basti, a titolo esemplificativo, chiedersi quanti mezzi informativi abbiano dato notizia dei 160 miliardi di euro letteralmente bruciati dalle borse europee nella sola giornata di
martedì.

La filo-atlantica Gran Bretagna, estranea al capitolo “moneta unica europea”, ha un quadro più oggettivo della situazione: è l’istituto di credito Standard Chartered di Londra a lanciare l’allarme circa una nuova ondata nera sul capitalismo globale. Il rapporto stilato da SC è stato ripreso l’altro ieri dal quotidiano inglese Guardian.
Il filo conduttore è molto semplice e sotto gli occhi di tutti: i grandi investitori di capitali hanno cominciato da tempo a portare le proprie risorse nei Paesi che rappresentano le nuove economie mondiali, come ad esempio la Cina o il Brasile e l’intero sudamerica; per quanto riguarda il padronato nostrano, basti pensare ai 26 miliardi di euro promessi dalla FIAT nella crescita internazionale del mercato per il quinquennio 2010-2014. Una così ingente massa di capitali porterebbe inevitabilmente
a grosse ripercussioni sulle economie dei singoli stati: non si tratterebbe infatti di un’oggettiva crescita e sviluppo, ma viceversa verrebbe a crearsi una letale spirale inflazionistica che farebbe lievitare progressivamente i prezzi al consumo coinvolgendo le popolazioni autoctone come quelle straniere…continua su Indymedia…

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