Inflazione? – L’Europa

Crisi del capitalismo

Nell’articolo precedente abbiamo visto come la chimera dell’inflazione, fenomeno utile ai grandi debitori, non sia così facile da perseguire da parte degli Stati Uniti. Com’è la situazione in Europa? Per capirlo, ripercorriamo in sintesi la cronologia della crisi. La prima ondata che ha travolto il vecchio continente è stata il pesante deprezzamento dei titoli tossici che le banche e le compagnie di assicurazione europee avevano acquistato dalle banche d’affari americane. Perciò, come negli Usa, quasi tutti i governi europei sono dovuti correre in soccorso degli istituti di credito per evitare il loro collasso. Una seconda falla si è aperta nelle economie dei paesi dell’Europa Orientale, dove la svalutazione delle monete locali nei confronti dell’euro e del franco svizzero ha messo in ginocchio le famiglie, che avevano debiti espressi in queste valute e redditi nelle deprezzate monete locali. È toccato al Fondo Monetario Internazionale intervenire per evitare l’affondamento di queste nazioni.
La rivalutazione dell’euro nei confronti del dollaro ha contribuito a ridurre la competitività delle produzioni europee sui mercati internazionali. Già nei primi mesi del 2009, l’estendersi della recessione ha interessato tutti i paesi dell’area. Infine, il crollo del commercio internazionale, che ha colpito le due principali economie esportatrici europee (Germania e Italia), ha rappresentato la pennellata finale di un quadro a tinte fosche. Poi, poiché i guai amano stare insieme, è arrivata la crisi del debito pubblico greco, che ha reso evidente ciò che avrebbe dovuto essere chiaro da tempo: l’Unione Europea è un coacervo di nazioni litigiose, gelose della propria autonomia e guidate da leader meno che mediocri.
Il vecchio continente può essere, sommariamente, diviso in due: vi sono nazioni che producono più di ciò che consumano (Germania e molti paesi nordici) e altre che consumano più di quanto producono (Grecia, Spagna, Portogallo, etc.). L’indisponibilità dei paesi “ricchi” a compensare, o almeno limitare, tale divario ha lasciato ai poveri poche possibilità di azione: o escono dall’area euro e reintroducono le valute nazionali per poterle svalutare o devono attuare una drastica manovra per ridurre i costi e i consumi interni…continua su Umanità Nova…

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