Vittorio Zucconi, gli zapatisti e la cattiva informazione

Come passare da una notizia non verificata alla “normalizzazione di un sogno”

Avvertenza: questa non vuole essere una lezione di giornalismo a opera di uno scribacchino, bensì una pubblica protesta di un attivista, contro un palese caso di disinformazione.

Una notizia quantomeno sospetta, lanciata dal quotidiano messicano Reforma, ha fatto il giro del mondo: ecco il dossier sugli zapatisti, ecco il volto scoperto del Subcomandante Marcos, ecco chi finanzia l’EZLN! Molti organi di stampa si sono affrettati a fare eco. Prendiamo il caso italiano: Corriere, Sole24Ore, Repubblica, e molti altri quotidiani hanno riportato la notizia acriticamente. Proprio su Repubblica del 28 marzo spiccava il caso limite, rappresentato dal blasonatissimo Vittorio Zucconi.

Un campionamento inserito in una vecchia canzone degli Ariadigolpe recitava: “Come nasce una falsa notizia? Prima di verificarla, si cominciano a chiedere pareri…”. Ebbene, Zucconi è andato ben oltre: ci ha voluto propinare un saggio di opinionismo geopolitico, sulla base della sua (presunta) autorità in fatto di cose americane. Il parere sulla falsa notizia, se lo è fornito da solo. Il suo articolo (titolo: L’ultimo volto del Subcomandante Marcos), per chi mastica un po’ di zapatismo, è al limite del vergognoso.

Innanzitutto, Zucconi evita di mettere in dubbio la veridicità di foto, dossier, illazioni. Costui è assolutamente certo che il “barbudo” della foto sia Marcos, e suffraga la sua tesi con metodo lombrosiano: ha la barba, dunque è guevarista, dunque è romantico: è lui! E dopo tale folgorazione dà la stura a una serie nauseante di banalità.
Zucconi è una delle penne meglio remunerate d’Italia, pertanto conosce i trucchetti del mestiere. Infatti si premura di infarcire l’articolo con riferimenti di nozionismo zapatista, impresa peraltro accessibile a qualsiasi adolescente capace di usare google. Offrendo una stereotipata cartolina della coleta San Cristóbal, crede di guadagnarsi lo status di esperto di movimenti latinoamericani. Ciò non gli impedisce di incorrere in banali gaffes, come quando dà per morto il vescovo Samuel Ruiz (nel 2000, cioè quando ha lasciato la sua carica ecclesiastica) o laddove considera “progressista” il neoliberale Reforma. In questo secondo caso, il poveretto cade su una delle trappole tipiche della tradizione messicana del Partito Rivoluzionario Istituzionale: usare una terminologia socialisteggiante per denominare realtà conservatrici o reazionarie…continua su GlobalProject…

Dall’Italia al Chiapas – La nostra solidarietà

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