Il 25 aprile non è una ricorrenza

Il 25 aprile non è una ricorrenza

E quest’anno capita pure di domenica. Che sfiga.
Rischiavo anche di dimenticarmelo
E poi cosa ci sarà mai da festeggiare?
O da ricordare, come sembra sia più in voga dire questi ultimi anni? La festa della Liberazione; un’altra festa della Memoria.
Una memoria condivisa sia chiaro. Una memoria costruita, naturalmente. Costruita al di là di ogni contrapposizione, di ogni divisione, di ogni barricata, che attraversi gli steccati. Una memoria uniforme e uniformante. Questo vuol dire costruire un impero nelle teste.
Perché, sarò io che ricordo male, ma ditemi se sbaglio, a me sembra che 65 anni fa si festeggiò perché ci si era liberati da qualcuno.
A me sembra di ricordare (o almeno è quello che mi hanno fatto imparare a scuola) che 65 anni fa le contrapposizioni c’erano, e pure le barricate. C’erano uomini, italiani, che sparavano su altri uomini, altri italiani, e tedeschi anche. E che piazzavano delle bombe contro altri italiani.
Mi sembra di ricordare anche che ci fossero italiani, quelli cattivi, che facevano le rappresaglie e appoggiavano le stragi di italiani e italiane innocenti.
Ricordo anche che c’era un regime in Italia, e che si chiamava fascismo.
Il regime era oppressivo, liberticida, violento, razzista. Tanti italiani lo appoggiavano, più per convenienza che per convinzione, magari.
L’italiano a capo di questo regime era un po’ bamboccione, un po’ nano, con evidenti problemi di calvizie, un po’ personaggio di cabaret, e che però si atteggiava da serio. Lui era l’italiano capo degli italiani, e non era molto credibile in questo ruolo, non era credibile in quello che diceva né in quello che faceva. Però almeno ti dava una zuppa, e un pezzo di pane se gli dicevi sì a tutte le stronzate che sparava. Almeno ce faceva campà.

Poi c’erano gli altri di italiani, di entrambi i sessi, di tutti i tipi, di tutti i mestieri, di tutte le età, di idee molto diverse, e che però erano antifascisti. Ovvero: non potevano sopportare l’idea di essere servi di qualcuno. Non potevano sopportare di essere obbligati a dire sempre sì sì sì ad un coglione, per poter avere una zuppa…continua su Indymedia…

Milano, tensione davanti alla Scala – Scontri fra agenti  e lavoratori del teatro

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