Grecia sull’orlo della rivolta sociale “Ora paghino evasori e corrotti”

Il sindacato diffida dei “vampiri” del Fmi. Papandreou promette: “Agiremo con giustizia”. I controlli del fisco sui più benestanti hanno evidenziato redditi dichiarati sotto i 30mila euro. Le proteste contro i sacrifici imposti dal governo e contro le banche

La nuova odissea della Grecia, copyright del premier socialista George Papandreou, ha una rotta ad alto rischio. Con una destinazione chiara – Itaca è un rapporto deficit-Pil al 3% entro il 2013 – ma un percorso a ostacoli. Stretto tra la diffidenza dei partner Ue, spiazzati dal balletto un po’ surreale sul buco in bilancio ellenico, e una situazione sociale ad alto rischio. Non solo per il futuro di Atene, dicono le Cassandre che qui conoscono molto bene, ma anche per quello dell’Europa.

Il problema – sintetizza nel suo colorato anglo-greco alla Totò il taxista Dimitris Poulos – è semplice: “Greece economy problem, car beautiful”, dice ridacchiando sotto i baffi davanti ai Suv e alle superauto incolonnate nel traffico comenciniano di fronte all’Hilton e all’ambasciata Usa. Il paese è in bolletta ma i greci – è il paradosso che non va giù ai tedeschi – non se la passano male: “L’economia in nero pesa per il 25,1% del Pil”, ricordano con teutonica precisione all’università di Heidelberg. Le famiglie hanno una rete di protezione robusta (il loro debito è al 48% del patrimonio, ben al di sotto della media Ue). E solo 5mila contribuenti su 11 milioni dichiarano più di 100mila euro. “Il fisco lo scorso anno ha provato a controllare a campione i 150 medici che abitano qua dietro, nelle case verso la collina di Kolonaki – racconta Helena Papadimitriou, studentessa di economia, al tavolino di un bar del quartier più “in” di Atene – Sa qual è stato il risultato? Che la metà di loro aveva un reddito inferiore ai 30mila euro e trenta ne guadagnavano meno di 10mila. Cifre ridicole, con cui da queste parti non ti paghi nemmeno il box per la macchina”.

La sfida del governo di Papandreou è tutta qui. Oggi ci sono due Grecie. Quella degli evasori e dei corrotti (le Fakilaki, come qui chiamano le mazzette, valgono secondo la Brookings Institution 20 miliardi l’anno) e quella della gente normale. Dipendenti pubblici (nei 5 anni del governo di centro-destra ne sono stati assunti 150mila), insegnanti, infermieri, impiegati e operai che alle elezioni dello scorso ottobre hanno messo in massa la croce sul simbolo del Pasok, il partito socialista di Papandreou. Convinti dalla sua promessa di far correre i loro stipendi più veloci dell’inflazione. E che ora si domandano se per caso non hanno sbagliato tutto…continua su La Repubblica…

Prigionieri – Michal Pawlak anarchico polacco detenuto in Grecia

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