Giustizia: emergenze e segreti, la cricca all’assalto delle carceri

La Bertolasocrazia sopravvive al suo inventore, un po’ barcollante nonostante l’ossessivo fuoco tv di copertura propagandistica, e si arricchisce via via di nuovi capitoli. Tra le tante emergenze vere, presunte o totalmente fittizie di questo paese, ora è la volta dell’emergenza carceri.
Decretata nel gennaio scorso, diventa operativa con l’ordinanza del governo di fine marzo e mette sul tappeto più di 1,2 miliardi di euro, di cui 700 milioni già praticamente spendibili. Nove carceri per le detenzioni brevi, otto per la reclusione normale in città medie, altre nelle grandi città come Roma e Milano, oltre all’ampliamento delle strutture esistenti, dovrebbero se non risolvere almeno alleggerire in tempi umani il problema del sovraffollamento, che si compendia in 67 mila detenuti accalcati spesso in condizioni disumane in 43 mila posti.
Il commissario straordinario Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha poteri assoluti, come nel modello Bertolaso per L’Aquila, il G8 e gli altri eventi di svariata natura commissariati per poter spendere pubblico denaro senza “pastoie”. Individua le aree, deroga dalle norme urbanistiche e da quelle degli espropri, sceglie con la Protezione civile i progettisti, gli assegnatari degli appalti, i direttori dei lavori. Cosa questo modello abbia prodotto è ormai noto a tutti: lievitazione stratosferica dei costi, corruzione di politici e alti funzionari dello Stato costituitisi in cricca famelica con imprenditori di pochi scrupoli, nepotismo, come è nell’ormai antica tradizione di familismo amorale di questo paese, vanificazione di ogni regola di concorrenza tra imprese, come ha cominciato a denunciare il presidente dell’Associazione dei costruttori Paolo Buzzetti.
Si spera, naturalmente, che le recenti esperienze siano servite a qualcosa e che la gestione delle emergenze, se proprio ci devono essere, avvenga d’ora in poi con un minimo di trasparenza. Ma le premesse non sono confortanti, anche perché alle deroghe su tutto si aggiunge la segretezza. Per realizzare opere sensibili, come è un carcere, occorre alle imprese un nulla osta di segretezza, il Nos, rilasciato da un apposito ufficio della presidenza del Consiglio. Alcune carceri sarde, come quelle di Sassari, Nuoro e Tempio, sono già in costruzione per un costo di circa 200 milioni.
E sapete chi le sta realizzando? Le stesse imprese della cricca, che naturalmente sono dotate di tutti i nulla osta necessari. C’è Anemone, c’è la Giafi di Valerio Carducci e la Opere Pubbliche di Piscicelli, quello che rideva nel letto la notte del terremoto de L’Aquila, pregustando i nuovi appalti della Protezione civile per la ricostruzione. Questi tre, che si servono ampiamente di subappalti, hanno già incassato 100 milioni, come hanno documentato Guido Melis e Donatella Ferranti, deputati Pd della commissione Giustizia. Risultato: i lavori vanno avanti da sei anni. Con buona pace dell’inumano trattamento dei detenuti.

Indymedia

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