Honduras, cinque giornalisti uccisi in un mese

Ecco il paese democratico decantato dalla Casa Bianca. Il Fronte contro il golpe denuncia che l’Honduras è tutt’ora una dittatura, repressiva e brutale
Cinque giornalisti morti ammazzati in un mese. Eccolo l’Honduras democratico di Porfirio Lobo, il paese acclamato dagli Usa dopo le elezioni di novembre, lo stato che avrebbe superato il golpe del 28 giugno 2009, grazie a una chiamata alle urne orchestrata dai medesimi golpisti. Eccolo il paese ormai pacificato, dove l’opposizione civile è costretta a continuare la conta dei morti. Sono 150 gli esponenti della società civile uccisi in esecuzioni extragiudiziali da quell’estate maledetta. E tutte sono avvenute per mano di squadroni della morte e paramilitari coordinati dal regime. Lo denunciano le Ong in difesa dei diritti umani. Lo grida al mondo il Fronte nazionale contro il golpe. Lo sussurrano, voce spezzata dal dolore, le famiglie delle vittime. Ma i mass media non ci sentono. O fingono di non sentire, di non vedere.Eppure la resistenza honduregna scende in piazza quasi ogni giorno. Manifesta, organizza sit-it, indice manifestazioni. E scatena la solidarietà internazionale, il supporto di tanti, ma anche l’indifferenza dei più. E il reparto repressivo del governo continua impunito la sua azione di sterminio di ogni voce fuori dal coro…continua su Peace Reporter…

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