In fuga dalla Corea del Nord. Il traffico delle vite in vendita

Il passaggio della frontiera verso la Cina è il sogno di molte donne. Ma ad attenderle, nel migliore dei casi, c’è il concubinaggio. Costrette a vivere senza documenti e sotto falso nome, temono la condanna del regime di Pyongyang.

Lavorare in Cina in cambio della sola certezza di potersi nutrire e magari sposare un uomo che provveda al suo sostentamento. Una prospettiva che deve sembrare meravigliosa a una contadina della Corea del Nord, dove in alcune aree persino un pasto a base di riso bollito è considerato un lusso. Il passaggio oltre la frontiera è il sogno che, nelle regioni più depresse del Paese, viene venduto con allettanti promesse dai trafficanti di esseri umani, gruppi di mediatori che tengono in piedi un’ampia rete di corruzione nella quale sono coinvolti ufficiali locali e guardie di frontiera da entrambi i lati del confine. Importare clandestinamente una donna in Cina può costare anche meno di 700 euro, dei quali circa 400 vanno alla guardia di frontiera cinese e 100 a quella nordcoreana. Il resto è tutto beneficio per i circa 150 mediatori che gestiscono questo sporco traffico. «Più aumentano povertà e disordine in Corea del Nord, più noi ci guadagniamo», ha dichiarato uno di loro a un reporter della rete televisiva giapponese Asahi.

…continua su Terranews…

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