Honduras Dopo il colpo di Stato

Nel giugno 2009 il presidente socialdemocratico Manuel Zelaya è arrestato dall’esercito e portato in Costa Rica: un colpo di Stato di “tipo classico” con lo zampino americano. Roberto Micheletti, conservatore, presidente del Parlamento ne prende il posto. L’esercito prova a tenere in pugno la situazione, la repressione nei confronti dei sostenitori di Zelaya e dei settori popolari è capillare e violenta, ma nonostante questo Micheletti sembra essere più volte sull’orlo di cedere. Vengono quindi annunciate delle elezioni, a cui Zelaya non può evidentemente partecipare. A settembre questi riesce a tornare nel paese e si rifugia dentro l’ambasciata brasiliana, che viene circondata dall’esercito, ma rimane un “clandestino”; le manifestazioni in suo supporto sono ancora violentemente repressi e numerosi sono i desaparecidos. Le presidenziali – evidentemente illegittime – si tengono quindi lo scorso novembre. Il 70% della popolazione si astiene in segno di protesta, ma viene comunque eletto Porfirio Lobo, membro del conservatore Partito Nazionale, che entra in carica il 27 gennaio e afferma, come prima cosa, di volere aprire agli investimenti privati. Per gli eredi di Kissinger missione compiuta.

Fonte: Umanità Nova

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