Liberi gli antirazzisti

Torino, 9 marzo, tribunale. L’udienza è a porte chiuse. Fuori dall’aula – oltre ad un folto nugolo di carabinieri in assetto antisommossa – ci sono una decina di antirazzisti. È in corso l’udienza del tribunale del Riesame chiamato a pronunciarsi sul provvedimento che, il 23 febbraio, aveva privato della libertà 7 antirazzisti torinesi. Tre giorni dopo, il 12 marzo, sorprendendo un po’ tutti, ma soprattutto il capo della Procura torinese, Giancarlo Caselli, che sin dalle prime battute si era sbilanciato a favore dell’iniziativa del PM Andrea Padalino, il Riesame sconfessa il GIP, negando pericolosità sociale agli indagati. Tutti liberi dunque. Per tre rimane la firma quotidiana, per uno l’obbligo di dimora nel comune di Torino, per due la firma è tre volte a settimana, agli ultimi due non è stata applicata nessuna restrizione.
Il giorno successivo tutti i quotidiani cittadini, solo “La Stampa” mantiene un profilo più basso, gridano allo scandalo per i “teppisti” messi in libertà. Caselli, in un’intervista a Repubblica, ribadisce che i reati contestati sono comunque gravi. Padalino, il razzista delle impronte a tutti gli immigrati, ha subito una battuta d’arresto ma l’inchiesta, che coinvolge, oltre ai 23 già sotto accusa, altri 46 antirazzisti torinesi, va avanti.

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